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Comunicati UDI Nazionale
Se una donna parla

Ismene and Antigone by Emil Teschendorff
Le donne conoscono perfettamente il gioco del potere, possono pure decidere di
starci - per un po’ o per tutta la vita - ma appena una decide di non giocare
più il meccanismo si inceppa e si materializza sotto i nostri occhi il fatto che
la credibilità di un uomo pubblico si regge sul silenzio di una donna. A volte
di tante donne, a cominciare dalle madri.
Se una moglie parla per denunciare e deplorare un comportamento del marito e
dice che non vuole essere complice di quanto accade pubblicamente sotto i nostri
occhi, è prima di tutto una donna che ha deciso di essere responsabile verso il
proprio genere e di esporsi come cittadina. Se Veronica Lario avesse voluto solo
divorziare, non avrebbe sentito la necessità di fare le dichiarazioni che ha
fatto.
Questo richiede anche un certo coraggio perché qualunque donna sa – quando
decide di parlare – che le sue parole verranno sminuite, svalorizzate,
ridicolizzate.
Abbiamo alle spalle una lunghissima storia in cui è radicata la convinzione che
una donna non possa mai essere creduta o fare opinione. Figuriamoci una moglie.
Una storia di cui abbiamo esperienza anche oggi, in Italia e nel mondo: mettere
in dubbio la parola di una donna avviene sistematicamente nei casi di violenza
sessuata.
Eppure nessuno potrà far finta che le parole di Veronica Lario non siano state
dette, perchè hanno invece svelato come il leader di un partito sceglie, per
esempio, le sue candidate.
La politica è corpo, lo è sempre stata. Sono cambiati gli strumenti e le forme,
ma la politica per realizzarsi ha avuto sempre bisogno di facce, di gesti che la
raccontassero e che la rappresentassero. Ma il corpo e il potere della politica
sono sempre stati incarnati da un solo genere: quello maschile. Per esserci le
donne hanno dovuto mimetizzarsi, omologarsi, come anche opporsi. E’ storia dei
nostri giorni che le donne per essere messe in lista, prima ancora di essere
elette, devono stare non tanto alle regole formali dei partiti, ma al patto
tacito che i maschi stabiliscono in modo arbitrario, sempre più arbitrario.
Il problema è che in questo paese non si sa più come formare, in politica e
nelle istituzioni, la classe dirigente; l’unica cosa chiara è che le donne vanno
tenute ai margini, obbligandole alle scorciatoie e a dover sempre dimostrare di
essere brave, più brave.
O silenziose.
Roma 6
maggio 2009
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