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DOCUMENTI
Interventi UDI
Su certi appelli al femminile
Intendo essere politicamente scorretta.
Lo dichiaro in premessa, a scanso di equivoci.
A proposito del Comunicato UDI "perchè non firmiamo...", non entro nel
merito, limitandomi a dire che condivido dalla prima all'ultima le parole di
Pina Nuzzo.
Vorrei parlare invece di forma e sostanza, una di quelle cose che erano care
ad un mio Maestro, Piero Calamandrei. E intendo essere politicamente
scorretta.
Certi appelli "al femminile" mi danno la nausea. E mi spiego.
1.
Vengono costruiti a tavolino da 2 o 3 firme eccellenti che, probabilmente,
in quanto tali, si sentono accreditate più di altre a lanciare appellli e ad
attendere anche solo per questo sottoscrizioni a valanga.
Sottoscrizioni ovviamente acritiche, che non possono eccepire nulla, neanche
una virgola della forma usata. Nello specifico, l'ultimo in questione,
quello su Repubblica di ieri e di oggi 10 ottobre si conclude con un
"fermiamolo" termine che già da solo sa tanto di crociata. Termine
ovviamente al plurale, un plurale rivolto, presumibilmente, a tutte le
donne.
2.
Avverto - e non è la prima volta - che con questo uso, con questa forma, con
lo strumento usato per la sua pubblicazione (La Repubblica) le donne, tutte
le donne, in quanto tali, vengono tirate dentro un gioco che non è il loro,
ammesso e non concesso (ed io non lo concedo) che le donne, tutte le donne
in Italia e altrove abbiamo un gioco da giocare universale che le accomuni.
3.
quale il gioco? quale la guerra o guerriglia in atto, per uscire dalla
parola gioco?
una opposizione al Capo di un Governo che evidentemente - lungi da parte mia
considerare in questa sede asfittica e /o inefficace - sente il bisogno di
mobilitare, ingaggiandole malamente, le donne, tutte le donne, in virtù di
ciò che è accaduto due giorni fa, e più in generale in virtù di quello che
sarebbe il pensiero di un Capo del Governo "sulle donne".
Ebbene, questa cosa mi dà la nausea.
L'Udi, che non rappresenta certamente tutte le donne in Italia, ha scritto
però nero su bianco cosa pensa di quelle e di altre parole. Ha emesso i
propri comunicati. Condivisibili o meno. Ma che restano i gesti politici di
una Associazione con le caratteristiche descritte poco fa benissimo da Pina
Nuzzo. Associazione che in questo preciso momento mobilita nei fatti,
concretamente, fisicamente migliaia di donne contro la violenza di genere.
Ma, ripeto, quello che la mia nausea intende guardare in questo momento è
altro.
E' la forma usata ed è il momento politico in cui questa forma viene a
posizionarsi.
Faccio un passo indietro.
Il paragone a qualcuna potrà sembrare azzardato.
Ma così non è ai miei occhi. Sempre in fatto di forma.
A novembre dello scorso anno la Corte di Giustizia Europea ha emesso
condanna nei confronti di Italia sulla questione della equiparazione
dell'età pensionabile tra donne uomini.
A gennaio di questo anno 2009 - a 3 mesi da quella sentenza e a pochi giorni
dalla scadenza prevista da Europa per l'adeguamento di Italia - un gruppo
donne, tra cui alcune firme molto eccellenti - tutte più o meno collocate in
un certo schieramento politico - attacca il Ministro Brunetta e l'attuale
compagine governativa nel suo complesso sulla questione, ed esce sul
quotidiano "Il Manifesto" con un appello rivolto anche allora a tutte le
donne, con le seguenti parole nell'incipit: "Ci opporremo con tutte le
nostre forze alla equiparazione... eccetera"
Tutti i documenti di cui parlo sono visionabili su questo sito, nella
sezione equiparare... dove ci sono anche
altri documenti su quella sentenza e dintorni. Non entro anche in questo
caso nel merito, comprese alcune falsità contenutte in quell'appello.
Voglio fermarmi alla forma, anche in questo caso, allo strumento usato e
alla circostanza contingente in cui lo strumento è stato lanciato nell'etere
mediatico.
Ebbene, mi chiesi e mi chiedo anche oggi, qui:
fermo restando che non ho visto nessuna di quelle intellettuali scendere in
piazza a manifestare, dopo avere alcune redatto ed altre sottoscritto con un
semplice clic, quell'appello inconcludente...
e fermo restando che anche quest'ultimo si rivelerà inconcludente perchè lo
è già nella premessa delle prime firme, che non vedrò mobilitate in piazza,
una di esse tra l'altro mi risulta oltreoceano su di una cattedra
universitaria al momento...
- lo avevo premesso che sarei stata politicamente scorretta -
ebbene, fermo restando tutto questo, mi chiedo e vi chiedo:
se la Sentenza della Corte, attesa e in bilico sulle nostre teste da almeno
4 anni, fosse giunta con un anno di anticipo, e quindi si fosse trovata sul
tavolo del Governo Prodi con altri Ministri a dover prendere provvedimenti,
cosa avrebbe scritto il Manifesto? e quali appelli e con quali firme si
sarebbero redatti?
Chi ha delle risposte a questa domanda - che ho già fatto molti mesi orsono
- non ha che rispondere a questa mia.
Milena A. Carone
ps:
resto dell'avviso che la migliore replica alle parole di quel tale su
bellezza e intelligenza di una donna, l'abbia pensata e pronunciata una
donna, Giovanna Melandri, quando ha detto, testuale, che... si sa, il nostro
Presidente del Consiglio "è più alto che educato".
E resto dell'avviso che la stessa pronta risposta della nostra Parlamentare
nel momento topico dell'emissione di fiato da parte di Berlusconi, sarebbe
bastata, solo se adeguatamente valorizzata dai media, che invece si sono
prodigati, dopo la solidarietà ipocrita, in disquisizioni su bellezze e
intelligenze!
Sia chiaro, una risata non servirà a seppellire nè la misoginia, nè
l'ignavia, nè ancor meno l'incapacità di un Capo di Governo.
Ma una simile crociata (fermiamolo.... eccetera) non potrà che dare altro
fiato alle trombe e trombette che egli ha sapientemente innescato.
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