EQUIPARARE...
CONTRIBUTI 50E50

Come volevasi…

 

  Come volevasi dimostrare. Per modo di dire. Non avevo intenzione di farlo. Speravo di non essere costretta a dimostrare alcunché.

  Invece, questa vicenda dell’equiparazione dell’età pensionabile tra uomini e donne ha innescato sulla stampa italiana da metà di dicembre una tale mole di parole e invettive a vuoto, da trarre sconforto sullo stato della nostra democrazia comunicativa.

Si rafforza un’amarezza: proprio così, anche tra i giornalisti prendere posizione su qualunque cosa, ancor prima di sapere di cosa si parla, sembra lo sport più diffuso.

Perché non si studiano i fatti? Perché di questa ignoranza colpevole alcuni fanno “arma di distruzione di massa”? È  un malanno molto italiano. A parte l’uso smodato di termini glamour e politically correct, siamo lontani anni luce dal rigore anglosassone.

Oltretutto, quasi tutta la stampa si è svegliata sulla questione equiparazione solo a metà dicembre 2008. Svegliata quasi per un elettrochoc dal letargo. E già questo la dice lunga sul costume giornalistico.

Perché attendere la proposta di un Ministro per informare, ammesso che lo si faccia? Perché solo ora, visto che da almeno tre anni la questione è in ballo in Europa? Questo è il giornalismo che ci meritiamo? A sinistra, a destra e altrove? È fantascienza augurarsi un cambio di rotta per il nuovo anno? È lecito pretendere che, prima delle sacrosante opinioni, si proceda ad una esposizione dei fatti?

Ad alcuni, una sorta di partigianeria malriposta prende la mano, pur di attaccare un governativo. E non fa bene a nessuno, per prima a quella che, sempre da parte di alcuni, sembrerebbe “la categoria” da difendere, le donne in Italia.

Una giornalista il 16 dicembre non solo dimostra di non aver letto la sentenza della Corte europea, ma arriva a consigliare ad altri cosa leggere, rivolgendosi prima ad un Ministro, poi, con maggior vigore, ad un’esponente dell’opposizione, rea di essersi “accodata” alle posizioni del Ministro in questione”, sempre allo sguardo della giornalista. Sia chiaro, ognuno è libero di consigliare a chiunque cosa leggere, magari occorrerebbe più garbo.

Ma, intanto, siamo alle solite: in Italia, appare scandaloso che due esponenti di schieramenti avversi possano trovarsi d’accordo, in tutto o in parte, su di una determinata questione. Se per ipotesi, come era possibile, la sentenza della Corte europea fosse stata emessa con un anno di anticipo, cosa avrebbero detto alcuni, se ad una proposta di un’esponente della maggioranza di centrosinistra si fosse accodato un esponente dell’opposizione? Ci sarebbe stato il plauso all’intelligenza di quell’unico, o di quei pochi? Perché questa arroganza?

Ma il fatto veramente grave è che il consiglio di maggiori letture viene preceduto dalla dimostrazione che la giornalista dà di non aver letto la Sentenza della Corte europea.
Quindi, siamo ancor più alle solite: arroganza figlia di ignoranza.

Se si fosse letta la Sentenza, non si sarebbe concluso il proprio pezzo con le seguenti parole: “o allora è meglio lasciar perdere”.

Lo si vuol capire o no che non si può? Comunque la si pensi?

Perché c’è una Sentenza europea da ottemperare? Sentenza che come giornalista prima, e come donna poi, si sarebbe dovuta conoscere? Oppure la si conosce, e allora è solo peggio? 

Su altro che scrivono, di inesatto e fuorviante, testate di qualunque coloritura politica, interverrò dopo il commento alla sentenza. Dirò per esempio cosa penso nel merito dei contenuti che, sempre nel pezzo citato, iniziano con le parole “noi donne…”.

Per il momento, vorrei chiedere a chi le ha scritte: ma noi donne chi?

Le donne in Italia sono milioni e diverse tra loro.

Se vogliamo, l’unico spartiacque su questa questione non sta né a destra né a sinistra né altrove, bensì tra chi afferma diritti e ne pretende l’applicazione e chi chiede ancora tutela, protezione e aiuti.


Milena Carone – 22.12.08
 

equiparare

 fatti - ricerche e statistiche - opinioni - link

primo piano

 

 

 

Copyright Udi Nazionale via Arco di Parma 15 Roma
Campagna 50E50 ...ovunque si decide!