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EQUIPARARE...
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premessa
Sentenza e dintorni Abbiamo sconfinato dal campo giuridico, per denunciare i guasti di altro tipo di sconfinamenti. La confusione che permea e inquina la questione equiparazione è innanzitutto una confusione tra piano giuridico e piano politico, e si ha la sensazione che sia voluta, perseguita, alimentata di continuo.
Nei luoghi decisionali italiani si era a
conoscenza di una procedura. Sulla stampa italiana da circa un mese c'è un'aviaria di opinioni sulla Sentenza e sulla Corte europea con toni che non sono da paese normale. Un conto è riconoscere che parlare di pensioni è spinoso, impopolare, complicato da quella stessa classe dirigente che ha prodotto un affastellarsi di norme che si contraddicono a vicenda per almeno tre volte, nell'arco di quindici anni, in un sistema delicato come è quello pensionistico. E un conto è dare la stura all'arroganza, aggravata dall'ignoranza. Molti si sono rivolti contro la Corte di Giustizia in maniera improvvida. L'ultima perla la troviamo oggi (è il 9 gennaio) su Il Riformista: dopo quello che è ormai il refrain di una canzoncina mandata a memoria "tanto, le donne se vogliono, possono..." dopo aver dato l'ennesima dimostrazione che non si leggono le sentenze, non si resiste alla tentazione di di scrivere che "la Corte europea non sempre ci imbrocca" dando segno evidente di vivacità semantica, in mancanza di onestà intellettuale. Eppure, quella Corte - questa Corte perchè siamo in Europa e ci sentiamo europee - fornisce innovazione giuridica e giurisprudenza a tonnellate su cosa fare e cosa non fare per dire "azione positiva". Da tutto questo, non se ne esce con la classica soluzione all'italiana, dove si strombazzano slogan, ci si gingilla con i bilancini sui tempi, per lasciare tutto come prima o peggio. Bensì, studiando e affrontando con coraggio e determinazione alcune scelte non facili. Certo, alcuni principi non possono essere piegati a scelte di piccolo cabotaggio governativo, inquinati da ammiccamenti preelettorali in... favore delle donne! Proprio così, una grande confusione che non giova. Intanto alle donne, tutte. Le donne in questi 60 anni di vita democratica hanno dato molto di più di quanto hanno avuto da questo Paese. Ma cosa vogliamo fare, donne e uomini che contestate a Giudici e ad altri di "volere il male" delle donne "facendole lavorare" di più? Cosa volete, chiedere ancora tutele e aiuti? Ancora risarcimenti tardivi? Conditi da qualche briciola di quel welfare che il nostro Paese attende da anni? E quale malsana idea sul lavoro e quale immaginario sul femminile si ha in testa per arrivare a dire certe cose? Perchè questa sventagliata di comprensioni verso le donne non si converte una buona volta in affermazione di diritti? E' questo che si deve fare, nel diritto e nella politica. Occorre anche guardare senza paraocchi ai guasti che la legislazione di tutela ha prodotto finora sulle donne e tra le donne. Nell'Udi abbiamo cominciato a farlo, studiando il diritto e praticando la politica. Diritti e tutele sono cose molto differenti tra loro. Noi vogliamo affermare diritti a voce piena e ne pretendiamo l'applicazione. E' questo il vero discrimine oggi, che è giuridico e politico assieme. Che non sta né a destra né a sinistra, non tra donne e uomini, né tra giovani e vecchi o tra pensionati e disoccupati. E' lo spartiacque che UDI ha segnato con la sua Campagna 50E50 ...ovunque si decide! Anche in questa occasione, avremo accanto donne e uomini di qualunque schieramento che guardano alla politica in maniera differente, per affermare diritti e assumere doveri. E alle nostre si contrapporranno le argomentazioni di chiunque chiede ancora tutele e aiuti e protezioni speciali per le donne in quanto tali. La strada della Democrazia paritaria è lunga. Lo sapevamo. In questi giorni, sentiamo spesso dire che c'è ben altro da fare che equiparare. A parte la giusta critica al cosiddetto benaltrismo buono solo a ritardare decisioni, o peggio attendere che qualcun altro le prenda al nostro posto, entriamo anche noi in questo nuovo gioco di parole:
Sì. C'è molto altro da fare.
Sarà anche questa una cantilena? Sarà, però
spiega molte delle uscite scomposte di questi giorni. Perchè questo
qualcosa è un fatto culturale.
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